Qual è il ruolo del sindacato oggi?

Giugno 25, 2025

lavoratori

I tempi delle battaglie contro l’introduzione del telaio meccanico e per la riduzione dell’orario di lavoro sono ormai archiviati. Eppure, a distanza di secoli, il sindacato gioca ancora un ruolo fondamentale nell’affermazione e nella difesa dei diritti dei lavoratori. Ma il ruolo di queste associazioni, nate tra Settecento e Ottocento con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita di chi era impiegato in fabbrica, deve adattarsi alle profonde trasformazioni di cui il mondo del lavoro è protagonista.

Precarietà: da eccezione a sistema

Il primo di questi cambiamenti consiste nella precarietà che da eccezione sembra essersi trasformata in elemento strutturale del mercato, se si pensa che in Italia circa 2 milioni e 300mila persone hanno contratti di lavoro a tempo determinato e che quasi il 30% degli occupati ha un contratto part time o a termine.

Su questo scenario ha inciso notevolmente il Jobs Act che consente l’instaurazione di rapporti fino a 12 mesi senza alcuna ragione oggettiva che giustifichi il lavoro temporaneo. Gli effetti sono presto detti: salari bassi, insicurezza, stress, problemi di salute e impossibilità di pianificare il futuro.

Sicurezza sul lavoro: una strage silenziosa

Ma la precarietà non è l’unica sfida che oggi il sindacato deve affrontare. Altrettanto importante è la questione della sicurezza, visto che in Italia, tra il 2020 e il 2024, oltre 4mila persone hanno perso la vita sul posto di lavoro o mentre lo raggiungevano.

Davanti a questa strage senza fine le sigle sono chiamate a sollecitare l’intervento della politica e delle imprese, ma soprattutto a diffondere quella cultura della sicurezza che è indispensabile affinché il numero di incidenti e morti sul lavoro venga progressivamente ridotto fino a essere azzerato.

Nuove tecnologie e diritti da riscrivere

In più, il sindacato deve fare i conti con la modernità. Automazione, robotica avanzata, internet, big data, piattaforme online, lavoro a distanza e intelligenza artificiale sono alcune delle tecnologie oggi disponibili e adottate in modo crescente dalle imprese. Si discute di quanti posti di lavoro si perderanno a causa della digitalizzazione, ma altrettanto importante è la questione della qualità del lavoro e delle implicazioni che soprattutto l’intelligenza artificiale avrà sui diritti dei lavoratori.

Il rischio è che questa svolta tecnologica, accanto all’efficientamento dei processi di produzione, determini una riduzione del contatto personale tra colleghi, una perdita del controllo dei processi, un aumento dei carichi di lavoro e del lavoro in solitudine, un’alterazione degli equilibri tra vita e lavoro, maggiori disuguaglianze tra chi opera in settori ad alta intensità tecnologica e gli altri dipendenti della medesima impresa. Anche su questi temi il sindacato deve far sentire la propria voce.

Cosa deve fare oggi il sindacato?

Che cosa devono fare, dunque, le associazioni dei lavoratori? Di sicuro promuovere politiche volte ad accrescere le retribuzioni, eventualmente anche attraverso l’introduzione di un salario minimo legale, contrastare la precarietà del lavoro e innalzare i livelli di sicurezza in modo tale da abbattere il vertiginoso numero di infortuni e decessi.

Fondamentale, inoltre, è offrire agli iscritti servizi concreti come consulenza fiscale, supporto previdenziale, assistenza legale nell’ambito delle vertenze, vigilanza su casi di mobbing o licenziamenti illegittimi, corsi di formazione e aggiornamento delle competenze. Senza dimenticare il valore della contrattazione collettiva che permette di definire regole e tutele, bilanciando le esigenze della parte datoriale e dei lavoratori e promuovendo un ambiente di lavoro più equo e produttivo.

I limiti da superare per essere davvero rappresentativi

Per centrare questi obiettivi, però, vanno superati numerosi limiti. Il primo è la tendenza a trasmettere all’opinione pubblica la sensazione che il sindacato difenda rendite di posizione più che i diritti dei lavoratori, e che la sua azione sia piegata alle esigenze di lotta politica di questo o quello schieramento parlamentare.

Ciò significa innanzitutto evitare l’autoreferenzialità, rinnovandosi e mostrandosi vicini alle esigenze più concrete dei lavoratori. In secondo luogo, rafforzare la rappresentatività promuovendo la partecipazione dei lavoratori, garantendo la trasparenza nella gestione e potenziando il ruolo delle organizzazioni nella contrattazione.

Non da ultimo, riaffermare il principio dell’unione, facendo comprendere al singolo lavoratore che la presenza e l’intervento dell’organizzazione è fondamentale in via preventiva e non solo quando egli abbia subito già il torto e intenda far valere le proprie ragioni.

Un sindacato per il futuro, non per la nostalgia

In conclusione, non c’è dubbio sul fatto che il sindacato resti fondamentale nell’attuale contesto socio-economico nazionale. Ma perché abbia ancora un futuro è necessario che si adegui ai tempi che cambiano, mostrandosi più innovativo, inclusivo, attento e vicino a chi deve fare quotidianamente i conti con salari bassi, precarietà e compressione dei diritti.

Il che vuol dire coniugare rappresentanza e trasparenza, fermezza e capacità di negoziazione, evitando la subalternità nei confronti della politica: è una strada difficile e piena di ostacoli, ma bisogna necessariamente percorrerla.

Raffaele Tovino

Scritto da Raffaele Tovino

Esperto nella legislazione e negli adempimenti in materia di sicurezza sul lavoro e relazioni sindacali. Scrive e interviene sul tema su media come Il Sud Online, Il Sussidiario, Il Riformista, L'Edicola, Il Mondo del Lavoro.