Su lavoro e diritti politica e sindacati non devono abdicare

Aprile 7, 2025

Spesso le inchieste giudiziarie rivelano spaccati inquietanti della società contemporanea. È il caso di quelle sul lavoro irregolare condotte dalla Procura di Milano negli ultimi tempi. Da queste indagini emerge un modello in cui gli operai appaiono come “mere appendici delle macchine”, con queste ultime che detengono “il controllo totale dell’organizzazione e dei ritmi lavorativi”. Scenari che, da una parte, evidenziano l’importanza dell’azione della magistratura e, dall’altra, la necessità che politica e sindacati si facciano seriamente carico della delle protezione dei diritti dei lavoratori.

Le inchieste della Procura meneghina hanno consentito all’erario di recuperare 600 milioni di euro attraverso i risarcimenti fiscali. Ma il dato che più colpisce sono quelle 49mila persone che prima lavoravano nell’ambito di appalti irregolari e che, dopo l’intervento della magistratura, sono stati assunti e stabilizzati. Si tratta, per lo più, di operai impiegati in logistica, trasporti e vigilanza. Un’altra statistica riguarda i salari: in un caso, l’azione delle toghe ha portato a un aumento delle retribuzioni del 30% che non è affatto poco in un Paese che discute inutilmente di salario minimo legale e deve fronteggiare il dramma del lavoro povero.

Le indagini hanno alzato il velo su un modello tripartito in cui i colossi di un settore e i committenti sono schermati da “società filtro” che acquisiscono il contratto di appalto e si avvalgono di “società serbatoio” che reclutano il personale indispensabile perché quegli stessi colossi possano operare sul mercato.

(Da L’Edicola).

Raffaele Tovino

Scritto da Raffaele Tovino

Esperto nella legislazione e negli adempimenti in materia di sicurezza sul lavoro e relazioni sindacali. Scrive e interviene sul tema su media come Il Sud Online, Il Sussidiario, Il Riformista, L'Edicola, Il Mondo del Lavoro.